UN VIAGGIO IN AUTO DAI NOSTRI VICINI IN SLOVENIA

L’idea di partire c’è sempre. Un po’ sono presa dalla voglia di svago, un po’ sento la reazione al lock down e alle limitazioni, poi c’è la curiosità di vedere qualcosa di diverso. Ho incontrato per fortuna, persone che come me amano viaggiare e vedere il mondo. Così è nata l’idea di partire in auto, omettendo il viaggio aereo, appena le restrizioni si sarebbero allentate. La destinazione è stata scelta anche per la sua relativa vicinanza all’Italia. Nessuna di noi “viaggiatrici” l’aveva visitata prima per cui l’idea è piaciuta subito. L’ipotesi di guidare così tanto mi faceva un po’ paura e sentivo un po’ la responsabilità ma poi le mie compagne mi hanno aiutata con il navigatore e guidando un po’ ciascuna, ce l’abbiamo fatta.

Partenza 8/5- arrivo 16/5

Dopo aver effettuato e ricevuto l’esito del tampone PCR 48 ore, richiesto per l’ingresso nel Paese, nonostante il confine sia ormai aperto,  che si rendeva necessario anche per il ritorno come confermato dall’ ambasciata da noi contattata più volte, siamo partite in auto in quattro, una valigia a testa, una scorta di acqua e tanta voglia di libertà.

Partendo il sabato pomeriggio, proprio per arrivare al confine in tempo per la scadenza dell’esame PCR, ci siamo fermate all’hotel Garibaldi di Padova alle nove e trenta di sera, giusto prima del coprifuoco. Il mattino presto, dopo una bella colazione italiana ci siamo mosse in direzione Trieste per arrivare alla nostra prima tappa: Portrose, dove avevamo l’hotel Marko prenotato per due notti. Da Padova al confine ci sono due ore abbondanti e all’ultimo autogrill abbiamo acquistato la cassetta del pronto soccorso e la vignette autostradale prepagata che sono obbligatorie. Portrose ci piace subito, bella e ordinata, vi sono bellissimi alberghi e una bella passeggiata sul mar Adriatico calmo e assolato.

Siamo sulla costa in pausa pranzo, abbiamo visto che la maggior parte dei ristoranti e strutture non sono attualmente operativi  e mangiamo in un chiosco con giardino in riva al mare calamari, hamburgher e frittelle dolci. Ci rivolgiamo all’ufficio informazioni e le grotte di Postumia, ci dicono, sono ancora chiuse ma possiamo effettuare la visita ad altre grotte molto suggestive domani. Oggi decidiamo di andare alle vicine saline di Sicciole, visita che si svolge all’aperto, poi vediamo il giardino con le sculture a cielo aperto Forma viva, poi un giretto a Kopper per vedere il porto e fare qualche foto… ci sembra impossibile vedere così tanta gente in giro (è l’effetto del fine settimana scopriamo dopo)… e in serata possiamo vedere il piccolo veneziano Piran, porto antico tutto pedonale che si trova a tre chilometri da Portrose.

A Piran tutto è splendido e ci godiamo il tramonto sul mare. Purtroppo al momento della cena scopriamo che in Slovenia attualmente il coprifuoco è libero fino alle 23.00 ma i ristoranti chiudono alle 19.00 e i negozi sono aperti solo quattro ore al giorno. Chiamiamo il nostro hotel per prenotare la cena e rientriamo alle 21.00 poiché fortunatamente avere il ristorante interno ci consente di mangiare un po’ più tardi….le 18.00 è veramente troppo presto per un turista che si dedica alle visite dei luoghi di interesse….questo ci crea un velo di malumore.

Meno male che all’hotel si mangia benissimo e a base di pesce….cucina simile alla nostra costa, non ci sono piatti tipici…beviamo una buonissima malvasia secca della zona Vipava.

L’indomani ci rechiamo nuovamente a Kopper, Capodistria, per comprare racchette da trekking dimenticate nel precedente hotel e scordiamo di fare rifornimento…ma tanto ne abbiamo ancora un po’….andiamo verso le grotte ( località Divaca) di San Canziano, arriviamo verso le 12.00 ma la visita si apre alle 13.00 per cui decidiamo di andare al Castello di Prejama che è collegato a Postumia purtroppo chiuso ma ci andiamo per vederlo all’esterno. Dista circa venti minuti, è un vero spettacolo incastonato nella montagna!

Scendiamo alla ricerca di un distributore che troviamo a Postumja, e dopo qualche difficoltà ci accorgiamo tristemente a dire poco…di aver sforato l’orario per rientrare a vedere le grotte a cui si può accedere solo con visita guidata. Cambio di programma: ci dirigiamo nella zona della Vipava sulla strada del vino, dopo aver mangiato qualcosa a Postumia e visto il centro che è famoso per le sue grotte. Ci dirigiamo tra le colline alla ricerca di qualche borgo da visitare. Ne troviamo uno bellissimo Stanjel, vicino Sezana, compriamo il miele, prodotto tipico e dopo una chiacchierata nel paese con una signora Slovena molto gentile, facciamo merenda nel cortile di una pittoresco castello gustando un brownies col sottofondo jazz circondati da una mostra fotografica. Scendiamo verso Pirano per la seconda visita serale a goderci il tramonto. Cena splendida in hotel.

La mattina dopo la dedichiamo a vedere un altro piacevole porticciolo: Izola.

Le grotte di San Canziano ci attendono, la visita dura un’ ora e mezza e ci sono 800 gradini a scendere. La guida ci spiega che il fiume che ad un certo punto scorre sotto terra inonda ogni decina di anni le grotte e ha scavato la gola più stupefacente d’Europa. Spettacolo della natura usciamo molto soddisfatte dell’accoglienza e visita.

Ci dirigiamo verso nord dove desideriamo vedere i Laghi di Bled e di Bohini, arriviamo a Bled, paese termale  con Castello incastonato in alto direttamente sul lago. La cosa che colpisce del lago è la poesia di una piccola isola che si trova quasi nel centro del lago raggiungibile con barchette a remi in legno. Sull’isola ci sono un bar, una chiesa e un piccolo museo, ma il tutto è aperto solo nel fine settimana in questa stagione. Una volta sistemate all’hotel Villa Alpina, il proprietario Grega, disponibilissimo, ci consiglia di recarci al Belvedere in mezzo alla montagna per fotografare il lago, dato che alle 18.00 ancora  la luce e il cielo sereno lo consentono. L’indomani infatti è prevista pioggia. Ci facciamo accompagnare al sentiero e poi dopo mezz’ora di irto cammino, non senza difficoltà, arriviamo a una panchina gigante in mezzo al monte sopra Bled. Fantastico panorama, ma siamo provate dallo sforzo.  Cena da asporto in hotel, si mangia un ottimo Goulash con ravioli di patate, presi da un ristorante tipico….causa i soliti problemi di orario dei locali. Siamo stanche e un po’ stressate dal viaggio e dalle restrizioni..un po’ di malumore interviene.

L’indomani pioviggina, colazione in un bar sotto una tettoia, dato che servono solo all’aperto. Non è stato facile neppure trovarne uno aperto ma l’espresso italiano lo sanno fare bene ovunque, come cibo assaggiamo la torta marlenka e waffel fatti al momento. Ci dirigiamo al castello che è visitabile e si arriva in auto, è panoramico e bello. Giro in centro sotto la pioggia e poi ci rechiamo a noleggiare la barchetta per il giro dell’isola. C’è stato un piccolo equivoco il noleggiatore giovane e simpatico credeva saremmo andate da sole in barca ….gli abbiamo detto che proprio non ce la sentivamo e lo abbiamo convinto con un’addizione alla tariffa a portarci lui. Siamo le uniche abitanti dell’isola insieme al barcaiolo che ci accompagna. Per fortuna ha smesso di piovere. Giro bellissimo…

Alle quattro del pomeriggio ci rechiamo in auto a circa mezz’ora di strada per vedere l’altro lago alpino, Bohini, circondato da montagne e conifere, senza praticamente costruzioni intorno ha un aspetto molto naturale…merenda in un campeggio.

Ammiriamo dei colori bellissimi, e tanta pace. Arriviamo in auto fino alle cascate di Savica ma decidiamo di non andare a vederle da vicino poiché il sentiero in passeggiata dura circa venti minuti e minaccia pioggia.

La seconda sera in hotel sul lago mangiamo la trota con insalata di patate, un altro piatto tipico e ci compriamo in una pasticceria nel centro la torta di Bled, tipo una millefoglie alla crema, per fare colazione in hotel e partire cariche domattina.

Partiamo a malincuore dal lago e andiamo a vedere l’antico borgo di Skofia Loka, e arriviamo a Lubiana a ora di pranzo. L’hotel da noi scelto per questi tre giorni è in centro Best Western…ci dicono però che hanno il ristorante ancora chiuso causa restrizioni. Peccato che la temperatura non è calda e ogni tanto piove. Iniziamo il giro, a trecento metri dall’hotel abbiamo il triplo ponte e il ponte dei draghi, a questo proposito, il drago è il simbolo di Lubiana.  La leggenda narra che Lubiana sia stata fondata dall’eroe mitologico greco Giasone, che rubò il vello d’oro del re Aites, e poi con l’equipaggio degli Argonauti scappò sulla nave Argo attraverso il Mar Nero fino al Danubio e risalì il fiume Sava fino al fiume Ljubljanica. Lì gli Argonauti smontarono la nave, la trasportarono fino al mare Adriatico, dove fu ricomposta e con essa fecero ritorno in Grecia. Sulla strada per il mare, alla sorgente del fiume Ljubljanica, si fermarono in un grande lago e in una palude dove viveva un drago. Giasone affrontò il drago, lo sconfisse e lo uccise.

Dopo una bella passeggiata che ci godiamo estasiate arriviamo alla funicolare che porta al castello di Lubiana situato su un’altura. Ci chiedono di esibire il covid test e saliamo con biglietto unico per funicolare e visita del maniero.

Alla sera, visto che abbiamo pranzato con poco, mangiamo alle 18.00 in un pub nel dehor lungo il fiume, purtroppo la temperatura non è ottimale e minaccia pioggia, hamburgher e fish and chips…non proprio tipico ma la birra è locale.

Il venerdì, il programma è di fare un giro mattutino al mercato di Lubiana, tipico e molto grande,  e poi fare un’oretta di strada per  visitare Celje, dotato di un bel centro e un bel castello. Tornando vediamo anche, solo in parte poiché è chiusa, la necropoli romana, molto ben conservata a Zalec.

Al rientro, facciamo un giro nel quartiere famoso per i murales e una merenda a base di torta la cioccolato in un caffè giardino scarichiamo una app per l’asporto in hotel e decidiamo di scegliere un cibo turco per avere falafel humus e verdure. Ci riuniamo per la cena tutte e quattro in una stanza e allestiamo il tavolo rotondo per mangiare insieme. La stanchezza si fa sentire.

Io e Ginetta, una volta in camera facciamo il programma per il giorno dopo e scopriamo che abbiamo parecchia strada da fare per vedere tutto ciò che di interessante abbiamo letto sulla meravigliosa guida Lonely P. Ci proveremo a fare ciò che abbiamo in mente ma sappiamo che sarà dura….

L’indomani, colazione e via…sulla strada (primo allungo) abbiamo ricordato che esiste un paese dove è nota la fontana della birra. Si tratta di Zetec, un paese anonimo se non fosse per questa turistica invenzione: vicino alla piazza del mercato fitta di prodotti tipici, vi sono un parco e una fontana con spillatori di birra, otto tipi di birra da degustare con l’apposito boccale che viene venduto con il microcip per attivare l’erogatore…ovviamente ne abbiamo approfittato per fare un aperitivo pic nic.

Ripartiamo e ci dirigiamo alla volta di Maribor che si trova a più di un’ora di distanza. Prendiamo un bel  temporale e poi rasserena.

Il centro di Maribor, tra l’altro località sciistica dotata di funicolare, è bellissimo e molto antico. Sia la piazza che il castello situato questa volta, non su un’altura, ma in centro, il lungo fiume Dreva, i ponti…tutto bello e ci accompagnano gratis in giro delle guide turistiche con il pullmino elettrico. Sta nuovamente per piovere, andiamo a Ptuj dove riusciamo tra una goccia e l’altra a vedere un bel castello panoramico e per il centro ci siamo accontentate di vederlo in auto poiché pioveva forte purtroppo.

Il programma ormai ha accumulato un ritardo di circa due ore, prevede di fare una degustazione sulla strada del vino, una zona a est della Slovenia dove si producono ottimi vini tra cui il Traminec. La zona è vicina ai paesi di Ormoz.  Jeruzalem è un piccolo insediamento nella parte orientale delle colline slovene nel comune di Ljutomer nella Slovenia nord-orientale. L’area apparteneva tradizionalmente alla regione della Stiria. Qui guardando in internet abbiamo trovato e scelto tra le varie cantine un produttore situato in zona panoramica che ci ha permesso di degustare i suoi prodotti vinicoli. Ci ha dato delle ottime brioches salate e noi avevamo del formaggio e prosciutto locali, così abbiamo fatto il secondo pic-nic della giornata. Sono quasi le sette e il vino lo abbiamo acquistato.

Un altro acquazzone si avvicina e invece di andare a Novo Mesto, come avevamo pensato da programma, ci dirigiamo a Lubiana dove arriveremo alle 21.00 circa per fare un giro e fotografarla in notturno. Assaggiamo un gelato di un chiosco in centro poiché per il resto è tutto chiuso.

Domenica mattina…è la fine del viaggio, l’ora di ritornare a casa. Siamo ancora desiderose di scoprire le parti della città che si sono celate ai nostri occhi e passiamo il mattino a vedere la Chiesa e le due piazze che ci mancavano. La città è fitta di persone a passeggio, c’è il sole, i caffè e ristoranti aperti, ma non i negozi e le gioiellerie. Pranziamo con un po’ di anticipo rispetto al solito con vino malvasia e prosciutto crudo Prst tipico sloveno. Tutto molto buono. Ripartiamo e salutiamo i ponti. La Slovenia è bella, delicata, pulita e accogliente….peccato il periodo un po’ difficile. Le persone sulla costa parlavano tutte italiano mentre al nord e a est ci siamo aggiustate con l’inglese. Grazie per questa occasione di incontro e di viaggio, poco riposante ma intenso. Sappiamo che c’erano tanti più luoghi e castelli da vedere ma ci siamo impegnate per scoprire il più possibile.

Monica Brunettini

Il viaggio rimandato ma perfetto, Cracovia e Varsavia

Era un viaggio programmato con delle amiche con le quali ho un’ottima sintonia, in quanto insieme abbiamo già viaggiato. Doveva svolgersi a aprile 2019, inutile dire che Rian ci ha annullato il volo per motivi che non sto a nominare. Beh a volte un inconveniente diventa un’opportunità. Vista l’estate abbastanza tranquilla, perlomeno, io l’ho vissuta così…lo abbiamo riprogrammato ampliandolo di un giorno e aggiungendo Cracovia all’idea originale di vedere solo Varsavia in quasi quattro giorni. Purtroppo nel cambiamento effettuato una delle ragazze che veniva non riusciva a esserci per motivi personali ma si è aggiunta un’amica, esperta di viaggi che ha fatto molto piacevolmente la “quarta” del gruppo. Partiamo a metà ottobre decidendo il tutto a fine settembre. Ci è andata appena bene…ora lo posso dire. La Polonia era ed è un posto tranquillo ma anche lì si stanno verificando “problemi” e spostarsi ora sarebbe più complicato. Ho già detto di sentirmi molto fortunata?

Bergamo, sole…partiamo per Cracovia, volo pieno quasi tutti Polacchi, 14/10/20, nonostante tutto partiamo…sono le tre del pomeriggio, ci sono circa due ore e alle cinque e trenta arriviamo con un dolce atterraggio. Appena sbarcate, foto ricordo …e dopo aver cambiato qualche sloto prendiamo un taxi per andare in centro. Sono circa nove km di percorso…piove e la temperatura è freddina…con cappuccio e valigie alla mano arriviamo in una zona pedonale.

Ottima posizione, l’appartamento che abbiamo prenotato è di tipo host, dobbiamo seguire l’indicazione della mail ricevuta in cui vi è la via dove ritirareble chiavi e poco lontano, (caccia al tesoro) proprio davanti a una pasticceria troviamo il palazzo d’epoca dove si trova l’alloggio, meraviglioso fuori e dentro, finemente ristrutturato e arredato. Tutto splendido a parte la pioggia. Primo giro nei dintorni, fino al Castello di Wawel chiuso perché è sera ma illuminato e imponente. Nel tragitto andiamo a cambiare e prenotiamo in un punto info la gita alle miniere di sale che si trovano a quindici km di distanza, prendiamo accordi e ci informiamo sulla visita a Aushwiz che è a sessanta km e interessa a Milena. Io Alba e Ginetta troviamo che visitare il Campo sia troppo impegnativo per noi, avevo già visto Dachau molto tempo fa… Il nostro giro continua nel centro sotto la pioggia alla ricerca di un ristorante, sappiamo che qui si mangia presto e i ristoranti alle nove difficilmente cucinano. Abbiamo trovato un grazioso posto tipico per mangiare davvero tradizionale. L’ambientazione è davvero particolare…tutto in legno sembra la casa delle bambole…i ravioli di diverse varietà sono enormi e molto buoni i pierovski, il dessert abbondante con apple pie e gelato…un buon inizio!

Rientriamo in appartamento e la mattina andiamo alla pasticceria di fronte. Ci avevano detto che non si mangiava troppo bene rispetto alla cucina italiana ma devo dire che la vetrina di dolci e la varietà che ci si presenta vale la pena.

Non dimagriremo di certo…partiamo per il nostro giro diurno al Castello di Wawel e del centro storico e all’una abbiamo un appuntamento per andare alle miniere di sale che distano pochi kilometri, la cittadina è Wieliczka, ci porta un minibus e ci affida al gruppo italiano per il giro con la guida.

Le miniere sono bellissime. E’ impressionante percorrere le lunghe gallerie puntellate da tronchi all’interno e trovare delle chiese con sculture in sale che gli stessi operai/artisti hanno costruito visto il molto tempo disponibile. La miniera ora esaurita che rappresentava una grande ricchezza per l’esport del sale ora funziona per ricavarlo dall’acqua salata che scorre li sotto, il blocco è esaurito, mentre il posto è riservato ai turisti e alla spa per cure specifiche sulle vie respiratorie.

Anche il lampadario è fatto con gocce di sale

Rientriamo e andiamo in taxi al quartiere ebreo al di là della Vistola dove vi è la fabbrica di Shindler, l’imprenditore che salvò molti ebrei…adibita a museo, non possiamo entrare per via dell’orario, facciamo qualche foto e osserviamo che il quartiere, un po’ periferico è un poco degradato. Troviamo un bel locale li vicino per cenare, Orzo, cucina varia: tipo pub inglese con carne, humus, birra… look naturalista bio e molto particolare.

Dopo cena ci spostiamo per una passeggiata nel quartiere ebraico che è al di là della Vistola vicino al cuore storico di Cracovia, prendiamo un taxi per avvicinarci e poi passeggiamo a piedi verso il centro.

Dopo un momento all’hard rock andiamo a dormire, l’indomani Milena va a Aushwiz e noi tre, dopo una seconda colazione per vedere il quartiere ebraico di giorno, gustiamo la torta Santiago in un tipico caffè ebreo, un occhio ai negozi di ambra e ci organizziamo per la visita al museo interattivo medievale che si colloca nei sotterranei della piazza e la visita al museo di Copernico anche sede universitaria. La Chiesa di Santa Maria che dà sulla piazza allo scoccare di ogni ora offre alle nostre orecchie il suolo di una tromba live.

La fine del pomeriggio dopo la visita interessante al museo di Copernico ci vede di nuovo insieme per il museo che ospita la Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci.

E’ il nostro ultimo pomeriggio qui a Cracovia, a malincuore ritiriamo le valigie dal deposito e in taxi raggiungiamo la stazione per partire in treno alla volta di Varsavia. Ci vogliono due ore e mezza.. su un treno nuovo e efficiente. E’ bello osservare la natura e i molti alberi nella campagna che percorriamo. Arriviamo alle 19.40 a Varsavia è buio e freddo…Scopriamo che il nostro splendido appartamento di 80metri quadri è in un palazzo vicino alla stazione e al palazzo della Cultura e delle Scienze, il grattacielo simbolo di Varsavia. Un edificio che ricorda l’Empire di N.Y. che fu regalato dopo la guerra dalla Russia alla Polonia. Al suo interno l’ascensore panoramico e molti musei tra cui quello del cinema e teatri.

Ceniamo sotto casa e facciamo un salto da Mc Donald per il dessert, dato che alle 21.00 la cucina del ristorante era chiusa, non abbiamo potuto usufruire del dolce 🙂 La mattina dopo ci portiamo subito in centro storico con un taxi. La pioggia continua fine fine. Il cuore di Varsavia vecchia è incantevole, arriviamo al castello e facciamo subito una stupenda colazione. Non abbiamo trovato un caffè finora e un dolce non super… La nostra passeggiata verso la piazza principale tra bellissime casette d’epoca in tinta pastello. La piazzetta dolcissima ci da modo di vedere la sirena, simbolo di Varsavia. La leggenda vuole che il nome della città deriva da Wars il pescatore che la salvò e dalla sirena Sawa. C’è anche una manifestazione pacifica con tanto di polizia. Arriviamo alle mura della cittadella, Barbacan. La lunga passeggiata tra chiese e ristoranti ci porta a un parco lungo il fiume. Torniamo in old town e andiamo a visitare il castello che contiene opere di Rembrandt.

Visitiamo la chiesa dove è custodito il cuore di Chopin e decidiamo di spostarci nel quartiere Praga dove troviamo il museo della vodka, dato che in serata in quella zona,.abbiamo prenotato per assistere e cenare in un locale con concerto jazz. Il museo chiude presto, facciamo un giro nel quartiere un po’ trasandato di estrazione operaia e ammiriamo la presenza di enormi murales. Bellissima serata. Al rientro vogliamo fare un altro giro in old town in taxi per un passaggio in una pasticceria ma alle nove, purtroppo, il coprifuoco anti covid ci impedisce di farlo, anche le foto del centro peccano un poco della scarsa illuminazione.

murales

Il nostro ultimo giorno a Varsavia prevede di lasciare l’appartamento, depositare i bagagli nella vicina stazione ferroviaria e andare sul grattacielo dato che la punta non è avvolta nelle nuvole.

Successivamente vogliamo visitare il parco Lazienky, il più grande della città che ha al suo interno meravigliosi palazzi reali visitabili. Tra scoiattoli e volatili gli abitanti passeggiano nella natura, è domenica. Decidiamo di andarci in bus per provare se funzionano e in effetti riusciamo a orientarci…

Arriva il momento di tornare, dopo un po’ di cammino ricomincia a piovere, pranziamo con i ravioli un’ultima volta…li ho scelti agrodolci ai mirtilli….per il rientro prendiamo un tram e ci fermiamo in stazione..ritiriamo le valigie e passiamo per un ultimo souvenir all’hard rock li’vicino dove troviamo il taxi che abbiamo riservato per andare in aeroporto. E’ tardo pomeriggio, sono le sei e in uno degli aeroporti di Varsavia, Modlin..semi-deserto spendiamo gli ultimi sloti e rientriamo da una bellissima esperienza in un Stato che mi è piaciuto per la sua organizzazione, coerenza e per la gentilezza degli abitanti.

Monica Brunettini

Un salto al centro in Umbria

Estate 2020, anno per molte ragioni, speciale. Mi annullano a metà luglio il volo per la Spagna. Volevo andare a Alicante con la famiglia, mamma, papà, marito e figlio per fare un giretto insieme dato che in questo anno speciale compio ben mezzo secolo.

Niente…, giro Alicante – Valencia posticipato. Ci addentriamo in Italia precisamente al centro: in Umbria. Partiamo in macchina l’8 agosto il sabato “bollino rosso” dopo la festa di compleanno che mia figlia mi ha organizzato il venerdì sera in un ristorante, all’aperto con musica dal vivo e distanziamento sociale. Sono le cinque del mattino, il caldo e il traffico fanno parte del programma. La prima tappa per pranzo, abbiamo deciso che deve essere Firenze, per la strada che abbiamo scelto dal Piemonte va molto bene e un giretto in centro ci fa piacere, dopo aver mangiato crostini con i fegatini. Ci perdiamo tra le strade del centro…a camminare iniziamo presto 🙂

Ripartiamo con destinazione Assisi e passiamo la zona nord del lago Trasimeno, non ci fermiamo, oltrepassiamo Perugia e siamo a Assisi nel residence che abbiamo scelto, Carpe Diem, a cinque km immerso nella natura, sono le sette e trenta. Abbiamo viaggiato tutto il giorno…siamo stanchi e scopriamo che wind il nostro operatore lì non prende affatto. Per fortuna in zona reception c’è il wi-fi.

Giorno uno a Assisi, ci accorgiamo subito che non basterà un giorno per visitarla. Splendida città, poco affollata rispetto al solito ma comunque molto visitata anche con mascherine. A pranzo assaggiamo una splendida torta al testo, il gestore ci racconta che questa particolare pasta tipo pane viene fatta lievitare un giorno e poi cotta vicino al mattone caldo dei camini, la si può farcire con salciccia e verdure oppure salumi vari. E’ buona e leggera. Il giro panoramico in centro ci dà l’idea che ci siano più chiese che abitanti. Tutte le abitazioni con pietre a vista, fiori, pulito e ordinato con sali-scendi in quanto Assisi si inerpica su da una collina e la sua bellezza intera la si vede dal basso prima di arrivarci.

Basilica di S. Francesco

La cosa che mi colpisce è la compostezza e la bellezza di ogni angolo. La meravigliosa basilica che contiene al suo interno le opere di Giotto che è divisa in due cattedrali: “sotto e sopra” è una meraviglia. La piazza centrale ha il palazzo comunale e un tempio. Assolutamente da vedere. Infatti anche il giorno successivo, nonostante il caldo siamo tornati qui a continuare la visita. Tanti passi in salita, soprattutto per arrivare alla Rocca Maggiore che domina il panorama, anche se è “un rudere”secondo mio figlio… La Rocca minore l’abbiamo osservata dalla Torre che è allestita a museo fotografico.

Il caldo si fa sentire ma il giro continua il terzo giorno con la visita a Spello, con la sua Cappella del Baglioni, e Colle Pino, frazione di Spello, con una intera borgata in pietra da cui si gode un panorama fantastico tra gli Appennini e poi…un giro nel centro di Foligno, antico e sorprendente.

Mercoledì, terzo giorno di permanenza in Umbria dobbiamo spostarci per una gita nelle Marche. Abbiamo appuntamento nella splendida Fabriano con una famiglia di cari amici che stanno facendo la settimana al mare a Senigallia, ci troviamo per stare un po’ insieme e visitare la zona di Fabriano. Purtroppo non abbiamo prenotato il museo della carta che si può solo riservare on line e la coda non ci permette l’ingresso. Andiamo alla pinacoteca per un parziale, interessante, giro tra dipinti e sculture di arte contemporanea, appartenuti a una collezione privata ora nel museo. La parte più importante dei quadri della pinacoteca non si può vedere poichè la struttura non è a norme covid. Bello il centro, bella l’esposizione e qui si mangia una focaccia simile alla torta al testo che si chiama crescia da farcire con affettati e bontà tipiche di Norcia.

Dopo il giro in città ci spostiamo alle Grotte di Frasassi per una visita guidata tra stallattiti e stallagmiti che dura due ore con cinque km di percorrenza con l’ausilio di una bravissima guida.

Il giovedì siamo andati a Spoleto, famosa per il festival musicale, infatti alle sei di sera si preparava un concerto. Questa città pur essendo collocata in salita, avendo un bel castello in cima è a misura d’uomo in quanto ci sono percorsi con tappeti mobili per salire. Scendendo sulla statale abbiamo visto un paese arroccato che al tramonto piacevolmente illuminato ci ha molto colpito, alla fine abbiamo cenato lì, a Trevi, consigliato per l’atmosfera suggestiva e antica.

Il venerdì lo abbiamo dedicato a visitare Gubbio, la meravigliosa città famosa per la legenda del lupo. Eccola:

San Francesco e il lupo di Gubbio

S. Francesco giunto a Gubbio, trovò i cittadini spaventati per la presenza nel circondario di un feroce lupo che li tormentava. Francesco, malgrado il parere contrario degli abitanti di Gubbio, gli eugubini, che temono per la sua vita, decide di cercare il lupo per parlargli. Lo trova in un bosco appena fuori della città presso la chiesa della Vittorina. Qui il lupo accoglie minaccioso e con le fauci aperte S. Francesco, ma dopo aver ricevuto la sua benedizione e ascoltato le sue parole di biasimo per il suo feroce comportamento, si tranquillizza. Francesco promette al lupo che se si pentirà del male fatto e cambierà modo di vita, gli eugubini saranno lieti di accoglierlo in città e di nutrirlo. Il lupo accetta questo accordo e pone il suo muso sul ginocchio di Francesco in segno di sottomissione.  Francesco e il lupo entrano in Gubbio sotto gli occhi stupefatti dei cittadini e nella grande piazza del mercato (che ancora esiste) il lupo ripete davanti a tutti la sua promessa.

Bellissima Gubbio con i suoi scorci, siamo anche stati fortunati perchè era in corso un palio medievale in costume.

La settimana volge al termine, ci dirigiamo verso nord a Città di Castello, al confine tra Umbria e Toscana, il paesaggio cambia. Resta molto da vedere in questa Regione pittoresca, Orvieto, Perugia, Norcia, la cascata delle Marmore e molto altro…grazie 2020 siamo stati fortunati a poterlo fare.

centro Assisi
nuotata al Residence

Storia di un lockdown con l’arcobaleno

arcobalenoIl 31 dicembre 2019 la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan (Cina) ha segnalato all’OMS casi di polmonite di provenienza ignota nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei.
Il 9 gennaio 2020, il Centro per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (CDC) cinese ha riferito che è stato identificato un nuovo coronavirus (chiamato inizialmente 2019- nCoV ed ora denominato SARS-CoV-2) come agente causale ed è stata resa pubblica la sequenza genomica.
Il 30 gennaio 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che questa epidemia rappresenta un’emergenza internazionale di salute pubblica.
L’OMS in data 11 marzo 2020 ha dichiarato che la COVID-19 può essere definita pandemica.
La situazione epidemiologica è in costante evoluzione. L’OMS pubblica ogni giorno un aggiornamento. Il Sindaco ci chiama ogni giorno alle sette con nastro registrato per gli ultimi aggiornamenti e per una parola di sostegno/incitamento a stare a casa. Un clima di terrore si diffonde rapidamente, tutti indistintamente possono uscire di casa solo per cause di forza maggiore e non possono uscire, prima dalla propria regione di residenza dal 6/3 e poi dal proprio Comune, se non per motivi legati al lavoro o di assoluta necessità.


Non pensavamo mai accadesse davvero quello che alcuni film di fantascienza narravano, eppure tutta questa paura ci ha uniti col cuore e distanziati maggiormente.
Abbiamo anche fatto esperienza con la forza di gravità, testando in un preciso momento con la scopa se l’asse della Terra era in perfetto equilibrio anche per distrarci dalla paura che si stava diffondendo.


Ora se incrocio una persona sul marciapiede osservo che questa cammina al bordo e io contro il muro pur di lasciare la fatidica, favoleggiante distanza di almeno un metro. La distanza che è delineata da righe apparse improvvisamente sul pavimento dei negozi di alimentari, giornali, tabacchi e farmacie, le ultime attività aperte davvero oltre le fabbriche considerate “necessarie” per mantenere l’indotto alimentare e quelle, chissà perché….contestatissime delle armi.
Dapprima sono stati colpiti duramente gli spostamenti aerei e i viaggi, fino al loro annullamento a data da definire; avevo programmato di partire proprio domani, 17/4/2020 con un gruppo di care amiche per un lungo w.e. in Polonia. Non è possibile causa chiusura confini e annullamento volo, ora speriamo di poter fare le vacanze a agosto…altro che partire per un w.e. in una città europea.


Mio nipote si trova per lavoro a Londra e non può tornare ancora, in quanto sono blindati anche lì. L’Inghilterra che aveva inizialmente optato per non prendere nessuna misura per ottenere l’immunità di gregge, una volta appreso che l’isolamento dei malati non era fattibile poiché era tardi, è anche lei come tutto il mondo, tornata sull’unica via percorribile a detta di esperti, ovvero limitare i contatti per non favorire il boom di contagi che mette in crisi il sistema sanitario, curva che nonostante tutti i sacrifici profusi, stenta a scendere. Ho la sensazione che il 60 percento abbia già contratto la malattia in forma lieve e che le paure scatenate siano ormai da superare, ma questo lo sapremo quando avremo i mezzi per testare la diffusione del virus effettivamente a tutti o a un grande campione di popolazione attraverso l’ausilio di tamponi e esami del sangue. I numeri sono imprecisi a causa dei pochi test fatti a oggi.
Dopo un primo periodo in cui i disegni dei bimbi con sopra l’arcobaleno svettavano dai balconi, siamo passati al silenzio, chiusi in casa.


Ci teniamo allegri con scambi simpatici sui social tra amici, battute scherzose, scambi musicali sui cantanti preferiti, vecchie foto che ci ritraggono irriconoscibili.
battuta affettobattuta politicabattutona
Teorizziamo complotti e facciamo analisi sui fatti che accadono ma questo non ci fa troppo bene. Un consiglio, restiamo sul presente, informati, ma in equilibrio affinché il male non prenda piede.


In questo momento mi sento come se tutto fosse superato, il mio sentire però è in disaccordo con ciò che vedo intorno a me. Paura e limiti di azione. Ora il decreto del Governo pone la scadenza 3 maggio, vedremo quanto verrà allungato questo tempo e intanto vivo il presente per ciò che mi regala: più tempo con mio figlio, per esempio abbiamo fatto un po’ di dolci insieme, gli ho insegnato a farsi il letto, a lavare i piatti, ce la caviamo bene con le mail, i webinar e i mezzi informatici grazie alla didattica a distanza che ha dato una spinta all’uso di queste tecnologie. Andiamo tutti i giorni a giocare mezz’ora a palla sotto casa, entro il limite imposto dei duecento metri e chiediamo ai vicini se va tutto bene, come a volte non capitava di fare. Ci mandiamo cibo e dolci tra famigliari e facciamo telefonate e video-chiamate quando sentiamo la necessità urgente di colmare la distanza. I bimbi compagni di calcio e di scuola si vedono sulle chat e su zoom Siamo preoccupati del futuro di tutti, indistintamente e per questo seguo corsi che preparano alla gestione della crisi economica che seguirà a questo lockdown mondiale. Tutto questo fa parte della vita e noi facciamo parte della vita, tutto è un ciclo e energia che si trasforma. Abbiamo infatti assistito a trasformazioni di energia positiva: aziende che hanno donato il loro contributo, mamme come la mia che hanno prodotto mascherine per i familiari e conoscenti.


Trasformiamo la nostra energia guidandola con la direzione del pensiero positivo tutti insieme, il pensiero crea e scelgo io quali pensieri avere, ora più che mai, nonostante i media e quel che dicono gli altri.
L’arcobaleno lo avremo davvero, sappiamo che viene dopo un temporale e poi ancora temporale e ancora il sereno.


Monica Brunettini

Il mio mondo nelle password

Sono stati istituiti dei giorni speciali per la protezione delle password, ed è fondamentale imparare a proteggersi.

Sappiamo tutti che è bene vivere il momento senza preoccuparci di passato e futuro, che siamo energia e non moriremo ma ci trasformeremo. Il problema è considerare ciò che vi è tra i doni di questa vita, non come cose o persone proprie, ma come un “noleggio”, senza attaccamento.

La sofferenza viene proprio dall’attaccarci alla materia e dal foderare di oro la nostra prigione.

Così ho deciso di scrivere un lungo elenco di password da lasciare ai posteri, per interagire sulle varie cose che ho in corso: banca, blog, mail, pc, cellulare, pagine social….tutto ha una password e il momento in cui dipartirò, mi scoccia lasciare qualcosa di incompiuto. Lascerò detto che entrino nei sistemi e chiudano tutto. Chiuso per vacanza continuata.

Il nostro mondo materiale è chiuso nelle password che spesso vengono violate, rubate e cancellate con i nostri dati personali, alla mercè del primo malfattore di turno. E’ diventata la schiavitù del progresso. Si consiglia infatti per non farsele rubare di cambiarle ogni tre mesi. Certo, ma dove me le scrivo? Le devo sapere a memoria?

Sono stati istituiti dei giorni speciali per la protezione delle password, ed è fondamentale insegnare ai nostri figli quanto è importante proteggersi. Ogni anno il Safer Internet Day mira ad affrontare le questioni attuali che influenzano soprattutto i giovani utenti online, questo giorno è una ricorrenza del 5 febbraio. Invece il password day è stato lanciato per la prima volta nel 2012 da un consorzio di aziende private e si tiene ogni primo giovedì di maggio.

I temi della paura sono questi:

Un augurio: vivere la vita a colpi di pedale

Gino-BartaliUn bel momento è stato quello vissuto nella biblioteca della mia città. Un pomeriggio dedicato a Gino Bartali, nominato ” giusto tra le nazioni ” per il suo aspetto umano che andò oltre quello sportivo da tutti conosciuto.

Lo scrittore Paolo Reineri autore del libro “A colpi di pedale” affiancato dallo storico Vittorio Rapetti, sollecitato nel suo racconto da Stefano Sibona del Segnalibro, in rappresentanza della CIA – COMICS ILLUSTRATION AND ARTS – ha raccontato la vita di questo grande uomo, scoprendo aspetti che non conoscevo, collegati al giorno della memoria.

Ringrazio le associazioni Memoria Viva, Mia Canelli e il comitato biblioteca di Canelli per questa bella occasione per riflettere sulla deportazione degli ebrei e sui pensieri che hanno portato così tanto dolore.

Primo Levi:

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario

Vittorio Rapetti inizia spiegando il significato del giorno della memoria, in quanto sono ormai venti anni che è stato istituito, un giorno che è dedicato alla memoria delle persone distrutte, e schiavizzate, ridotte e considerate “pezzi”. La memoria è importante. Tutto questo è accaduto a sei milioni di Ebrei e a altre categorie di persone considerate deboli. La strage è avvenuta in un territorio, quello tedesco che era evoluto sotto molti aspetti. Rispetto ad altri stermini che come dice la storia sono avvenuti, questo accadde con una pianificazione “a tavolino”. Non sono stati dei pazzi in preda a un momento di sadismo, ma c’è stata una manipolazione del pensiero prima di arrivare alla fase attuativa, un percorso che ha alimentato pregiudizi per arrivare all’odio, al disastro. Come disse Primo Levi, si arrivò alla disumanizzazione sia delle vittime che dei carnefici, infatti si concluse con la distruzione del nazismo.

Dobbiamo ricordare perchè non cresca l’indifferenza verso il prossimo e non per metterci in pace la coscienza. Per ricordare a tutti che non esiste essere affascinati dalla guerra , che essa non è una soluzione e questo è sancito anche dalla nostra costituzione in cui si dice che ci si impegna per risolvere eventuali problemi per arrivare alla pace. Ricordare è fondamentale perchè non ci sono più i testimoni diretti, ora tocca a noi trattenere il ricordo e trasmetterlo anche alle nuove generazioni. Memoria Viva di Canelli intervistò per questo i nostri anziani che ricordavano la propria terribile esperienza nei campi di concentramento.

Il libro narra la storia di Gino Bartali che senza che nessuno, neppure la sua famiglia ne venisse a conoscenza, salvò più di ottocento ebrei, dando loro la possibilità di fuggire. Trasportò nella canna della sua bicicletta in lunghi tratti i loro documenti falsi, sfruttando la sua notorietà la sua bici non veniva perquisita. Arrivò persino a nascondere nella sua cantina un’intera famiglia i Goldenberg.

Il libro parla della sua vita, con aneddoti e episodi molto divertenti, ma narra anche di come si comportò da eroe senza voler prendere mai alcun merito.

L’augurio dell’autore, sul finire della presentazione, che dona a tutti: “Vi auguro di vivere la vita a colpi di pedale” è il proposito di essere etici e di decidere sempre di fare la cosa giusta man mano che si presenta l’occasione come accadde a Gino.

Monica Brunettini

Mi tiri sù?

Il “tiramisù”, il noto dolce al cucchiaio che almeno una volta nella vita ogni donna ha provato a cucinare, è stato oggetto di particolare attenzione a casa mia l’altra sera.

dolce 3

Tutto è partito da una ipotetica “gara” che un’ amica ha trovato in internet, dove vi era la richiesta di candidarsi, eventualmente, per costituire una “giuria” che avrebbe decretato i vincitori, con tanto di regolamento circa gli ingredienti indispensabili per produrre il vero autentico dolce.

E’ un invenzione recente il tiramisù, nato dalla fusione di più ricette, la zona di provenienza è il nord est dell’Italia, alcuni lo dicono veneto, altri friulano, ma si mangia anche in Piemonte e nella mia città Canelli, nell’ Astesana.

Ci sono più scuole di pensiero: con pavesini o con savoiardi impevuti nel caffe? Vi informo, ma lo sapete di certo, vi sono varianti persino con l’utilizzo del biscotto novellino. Crema con il mascarpone, oppure usiamo anche panna e ricotta. Uova sbattute con lo zucchero, solo i tuorli oppure si utilizzano anche i bianchi montati a neve? Orrore!!! La mia amica Mimma, esperta di cucina dice che si usa tassativamente solo il tuorlo, e i savoiardi artigianali con il mascarpone.

Così con le mie amiche di avventura, abbiamo deciso di organizzare una gara di tiramisù a casa mia con tanto di votazioni con bigliettini in un’urna.

E’ stato divertente degustare insieme, alcuni mariti hanno partecipato, compreso mio figlio e la giuria alla fine ha decretato il vincitore, il numero quattro (che guarda caso ha la ricetta più simile a quella della mia amica super-esperta, che non ho fatto partecipare dato che con lei non c’è gara!).

E’ vero questa ricetta è personalizzabile e non c’è un dolce uguale all’altro.

Gli altri sono giunti quasi a pari merito, tutti buonissimi!!!

Ci siamo date appuntamento alla prossima sfida golosa che vi racconterò.

Monica Brunettinidolci

Guida assistita un traffico meno pesante

Da bambina ho sempre immaginato che in un futuro le macchine avrebbero volato, saltando code e traffico da un punto all’altro della città.

Poi sognavo il teletrasporto come accadeva in base lunare Alfa, successivamente mi accontentavo di visualizzare un mondo in cui le auto a idrogeno non inquinanti circolavano. Insomma già da molti anni sento il peso di tutta questa mole di automobili e camion che mi circonda, pur essendo utile anzi indispensabile usufruirne. Lo scherzo del destino vuole che io abbia lavorato in saloni automobilistici e nel trasporto merci pesante per anni.

Siamo ancora lontani dal vedere i mezzi viaggiare da soli ma ci stiamo avvicinando alla concretizzazione di un mondo più sicuro e libero dal traffico?

Proprio perché lavoro nel settore logistico, leggo spesso articoli che riguardano le innovazioni su questo campo.

Una cosa interessante è la guida autonoma nel campo dei trasporti.

La digitalizzazione dei trasporti attraverso wireless tra veicoli e infrastrutture: è questo il fulcro del progetto C-Roads Italy la cui sperimentazione partirà nel A a metà 2020 sui tratti autostradali zona Veneto e Brennero.
Il progetto, nato nel 2017 con il coordinamento dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e sviluppato in sinergia con il Centro Ricerche Fiat, Iveco, Politecnico di Milano, Tim, Azcom Technology, Codognotto Italia e Ministero dell’Interno, si farà con prove su strada di guida assistita anche per i mezzi pesanti.
Verranno elaborate informazioni su incidenti, code, lavori in corso, ostacoli sulla carreggiata, avvisi meteo e limiti di velocità, informazioni inviate ai centri radio delle concessionarie autostradali. Grazie all’utilizzo di un sofware  le tre diverse sale radio potranno “seguire” un veicolo che esce dalla competenza di una concessionaria per entrarne in un’altra, garantendo così la continuità delle informazioni.

 

Stralcio articolo sul trasporto on line:
“La connessione tra i mezzi pesanti dotati della guida assistita permetterà di creare un “treno di mezzi” dove il primo veicolo comunicherà a tutti quelli che lo seguono percorso ottimale, velocità da adottare e distanza da mantenere.
In questo modo, il sistema sarà in grado di garantire una circolazione più fluida, una diminuzione degli incidenti e l’abbattimento dell’inquinamento ambientale”

Che ve ne pare? Mi viene in mente che per fare tutto ciò, la fitta rete di collegamenti e ponti radio che abbiamo sulle nostre teste aumenterà con pregi e difetti. L’aumento della tecnologia nelle sue varie applicazioni deve andare di pari passo con la sicurezza per la nostra salute – vedi i rischi non ancora chiari ma certo non positivi sull’uomo circa la rete 5G-.

Monica Brunettinicamion2

Un lungo fine settimana, troppo breve a Marrakech e Essauira

Partiamo venerdì 15 novembre 2019, prestissimo da Milano M. con Easyjet, a Canelli nevica, a Milano piove e dopo tre ore di volo, ci troviamo nel lussuoso e moderno aeroporto di Marrakesh Menara, purtroppo sta piovigginando.

72421164_524883698357649_8824781612743917568_n.jpgLa guida ci accoglie con acqua e datteri squisiti e ci dice che “menara” deriva da uliveto in quanto questa zona era piena di ulivi.

 

 

Ci troviamo a 15 minuti dal centro con un pullman 16 posti ci spostiamo verso l’hotel Kenzi Club, splendido complesso con cinque piscine, spa e campi da golf. Nel tragitto impariamo le prime parole in arabo e alcune curiosità che la guida di nome Azetin con l’autista Mustafa tengono a trasmetterci: il saluto: “Salam aleicum” a cui si risponde “aleicum salam”, grazie: “shokran”, prego: “affuan”. Marocco si dice anche Magreb, infatti il popolo si chiama magrebino come anche lo sono i Tunisini ecc. Altro nome che ormai è superato è: Mauritania. Magreb significa tramonto e lontano in quanto, è il paese del nord africa collocato più prossimo al tramonto e più lontano dalla Mecca. Percorriamo un grande viale contornato di piante che aveva il nome di Viale Francia ora intitolato all’imperatore Mohamed IV.

Il piatto nazionale è il cous cous con sette verdure e viene fatto in tutte le case il venerdì dato che in questo giorno sacro tutte le attività sono chiuse compreso il forno pubblico e nell’impossibilità di cuocere le donne hanno ideato un piatto che poteva essere cucinato a casa.

Dopo il passaggio in hotel e il pranzo, con piatti tipici tra cui il cous cous e il tajine-pentola magrebina di terracotta, che può essere utilizzate soprattutto per quelle preparazioni che necessitano una lunga cottura esempio carni e verdure- ci accompagnano in centro con il pullmino. Ci sono dieci minuti di distanza in auto e la prima cosa che svetta sulla città è il Minaretto, ovvero la torre della moschea da cui un altoparlante cinque volte al giorno richiama i fedeli alla preghiera. Qui la voce è vera in altri è registrata. La tradizione, un tempo voleva che fosse un cieco a salire sulla torre per richiamare alla preghiera. Cieco poiché dalla posizione rialzata non potesse vedere i terrazzi delle case in cui le donne avevano abbigliamento privato, magari senza velo. Per l’ingresso si tolgono le scarpe, si purificano mani e piedi e accedono per pregare solo i musulmani, la legge ora impedisce ai turisti di entrare. Il Minaretto, antica moschea è circondato da un bellissimo giardino con limoni e ulivi e palme.

Qui inizia la Medina, circondata dalle mura, che altro non è che il nostro “centro storico”. Un muraglione separa la Medina dalla Kasba che era il centro politico vecchio. Ora non c’è più così tanta differenza tra Kasba e Medina. In alcune parti del muro che la contorna,  ci sono delle porte di ingresso, solitamente una grande e due piccole e la sera la grande veniva chiusa e la piccola presenziata da una guardia a protezione. I quartieri della medina sono cinque: moschea-scuola coranica-fontana pubblica- bagno pubblico con bagno turco-forno pubblico. Kasba vuol dire fortezza e un muro la separa dalla medina.

Un giro tra le viuzze e i negozi del souk che significa mercato ci permettono di familiarizzare con l’ambiente che lì per lì mi ha messo un po’ di timore, forse per il disordine e la confusione che vi regnano e le motorette con o senza rimorchio che passano in mezzo alla gente vociante.

Il tramonto sulla terrazza del caffè de France con un buon tè alla menta e lo sguardo sulla piazza centrale concludono una prima, emozionante giornata.

Sabato mattina, dopo un’abbondante colazione internazionale o a base di frutta o per chi lo vuole zuppa tipica, andiamo nuovamente in centro, con la giacca, il clima è piuttosto fresco.

 

Visitiamo Palazzo Bahia che significa bellezza. Infatti con i suoi giardini e mosaici è incantevole. Il nome deriva dalla dedica a una moglie dell’imperatore che era bella. E’ un monumento storico con il Rhiad che significa giardino di un palazzo con quattro aiuole quadrate a cui si affacciano le quattro stanze occupate normalmente dalle mogli dell’imperatore.

Camminiamo un po’ verso la Kasba e visitiamo le tombe saadiane, un palazzo con rihad in cui, scoperta del 1917, sono sepolti tutti gli appartenenti alla medesima dinastia, la quinta. Venivano deposti nella tomba dopo essere lavati e profumati avvolti in un lenzuolo indistintamente uomini e donne. Anche qui mosaici e giardino sono meravigliosi.

La visita a un’erboristeria berbera per le informazioni che concernono i prodotti officinali della zona è molto interessante. Abbiamo acquistato: eucalipto puro per i fumi, zafferano puro per risotto e cura preventiva contro l’alzeimer, creme viso a base di argan e aloe, saponette naturali all’argan e limone, nigella erba da sfregare e annusare per il raffreddore, pietra pomice, the verde alla menta, cumino ecc.

Al pomeriggio shopping e per qualcuno del gruppo viene organizzata una bella visita ai giardini Majorelle -pittore francese- che erano stati successivamente casa di Yves Saint Laurent.

La sera abbiamo fatto uno splendido giro in carrozza trainata da cavalli, osservando come si divertono nelle vie del centro abitanti del luogo e i turisti.

La domenica partiamo di buon mattino con destinazione Essauira, distante circa tre ore di bus. E’ una città di origine portoghese fortificata, di colore bianco contrariamente a Marrakech che è ocra, affacciata sull’atlantico, situata all’altezza dell’isola di Madeira. Sono previste la sosta caffè (assolutamente discreto) e souvenirs e la sosta in una cooperativa per vedere la lavorazione dell’argan biologico con tanto di spiegazioni approfondite e acquisto di alcuni fantastici prodotti. Qui oltre all’olio di argan e l’olio di semi di fico d’india miracolosi per le rughe, viene prodotto anche l’argan alimentare e una nutella berbera che è buonissima sul pane, credetemi, è fatta con olio di argan, crema di mandorla e eucalipto, tutto bio.

Le soste foto in questo “quasi deserto” popolato di piccoli villaggi e piante di argan sono d’obbligo e così ci imbattiamo nell’albero delle capre dove queste stanno in equilibrio sui rami per mangiarne i gusci e fare guadagnare un po’ di soldini ai pastori che vendono la possibilità di fotografarle. Un po’ come accade con i dromedari (qui non ci sono cammelli ma dromedari con una gobba) e gli incantatori di serpenti e ammaestratori di scimmiette, quando fai foto, paghi…

Essauira ha una splendida enorme spiaggia dorata, città del wind surf che si stra-popola in estate. In quel periodo, infatti, vengono affittate anche le camere delle case private e piccoli appartamenti per strada. Se vedi uno con le chiavi in mano significa che ha una stanza da farti vedere per affittare. E’ famosa anche per il mercato delle sardine, qui la pesca di questo pesce insieme a altre tre città della costa rifornisce gran parte del mercato mondiale della sardina.

La medina di Essauira è molto antica, pittoresca, tranquilla e porta su alla fortezza dove si ammirano le onde dell’atlantico. Mogador è il vecchio nome di Essauira. Qui dopo la passeggiata e gli acquisti mangiamo fuori nel dehor del ristorante a ridosso della spiaggia, zuppa di pesce, fritto di pesce e creme caramel. Tutto ottimo e la giornata è calda.

Al rientro parliamo un po’ della popolazione marocchina. Ci sono diverse provenienze e ancora gli studi attualmente in corso, per cui non sanno definire bene le varie origini della popolazione che risulta avere diverse caratteristiche. Differenti origini potrebbero essere attendibili.

Il 65% sono Berberi, non si sa bene l’origine alcuni potrebbero avere origine asiatica, germanica o basca, alcuni hanno occhi a mandorla o capelli chiari oppure occhi azzurri. Qui come segno di riconoscimento usa molto il tatuaggio.

Qui in Marocco nel 600 sono arrivati gli arabi. Le persone di origine araba sono nobili o tribali, se c’è il prenome Sidi sei nobile. I tribali sono musulmani.

I Mauri si dividono in quelli chiari e quelli scuri che spesso hanno occhi azzurri.

I Sahariani erano arrivati dal centro africa come schiavi. Non sono Tuareg.

In Marocco ci sono cognomi italiani e probabilmente si tratta di ebrei che commerciavano il marmo di carrara poi emigrati nel tredicesimo secolo.

Qui ebrei e musulmani hanno sempre convissuto anche se gli ebrei sono solo l’uno percento. Una volta si sposavano anche tra loro. I musulmani vanno alla Moschea, gli ebrei alla Sinagoga.

La guida ci ha raccontato una particolare usanza per l’eredità. Se vedi una donna tutta in bianco compresi i guanti è in lutto causa la morte del marito. Per quattro mesi se ella è in età fertile il notaio religioso di famiglia non procede e a destinare l’eredità in quanto lei potrebbe aspettare un erede. Siccome c’è ancora differenza tra il figlio maschio e la figlia femmina tutto potrebbe cambiare. In Marocco, monarchia costituzionale,  si vuole migliorare anche la legge, il 20/2/2011 otto milioni di marocchini hanno chiesto il miglioramento di questi aspetti e il re ha proposto che il 50 percento del potere vada al ministero. Il referendum ha scelto a quel punto di anticipare le elezioni legislative e ha vinto un partito pro-islamico che ha fatto parecchie cose buone finora, infatti nel 2016 è stato rieletto.

Lunedì insieme a mia figlia optiamo per un bagno turco alla spa e passiamo il pomeriggio a bordo della piscina riscaldata dove molti facevano il bagno…c’erano circa venti gradi, in attesa di prendere l’aereo per rientrare in Italia. Peccato, cominciavamo a ambientarci. Bella esperienza da vivere assolutamente. Come diceva la guida, evviva l’amicizia italo-marocchina. Shokran.

Monica Brunettini

Numero Zero partenza con la Fondazione Goria

La vera sfida dei ragazzi giovanissimi di numero zero era organizzare un evento alla grande, affrontando le difficoltà che questo comporta e intervistare e passare un po’ di tempo con un loro beniamino: Ermal Meta. Chi tra noi non ha sognato di intervistare e parlare a tu per tu con il proprio idolo? Sogno realizzato, la serata è stata riuscitissima, complimenti a loro.

La fondazione Goria che segue da anni il progetto 7 marzo 91: la migrazione albanese in Italia. Un progetto volto alla valorizzazione della comunità albanese. Lo spazio di studio con ricerche e testimonianze dirette era focalizzato su Asti e ha coinvolto studenti e insegnanti in un percorso di incontri, mostre e rassegne cinematografiche che ha portato questa nutrita comunità albanese presente in città all’evento,  a unirsi anche in sala con molte domande e partecipazione.

Ermal è arrivato tra gli applausi dal giornalista Massimo Cotto col quale si trova a suo agio grazie all’amicizia che come accennano esiste tra loro. A lui confessa che scrive solo quando succede qualcosa, è un espressione di benessere. Metto giù una canzone e mi libero di qualcosa di dormiente successo prima ma scrivo solo quando sto bene. La prima canzone l’ho scritta a 16 anni a bari.. c’era sole ma ho scritto : “pioverà”. L’energia di quella canzone veniva da un accumulo di altro luogo e tempo. Alla richiesta di quanto è importante il talento dice che è un dono ma è la forza che ci metti a riuscire che ti fa arrivare. A volte chi ha meno talento ma lavora di più arriva prima e meglio. Talento o costanza?… costanza.

Dopo la breve presentazione a fare le domande sono loro, i ragazzi di Numero Zero, eccone alcune:

Francesca chiede: -Qual è il tuo rapporto con la paura? – Aver paura a volte serve ma non è assolutamente utile il panico. La paura di non riuscire ti aiuta a scendere in profondità per capire cosa fare. E’ come un fuoco, la dobbiamo accettare ma non dobbiamo farci catturare e paralizzare da essa. La paura del futuro? Siamo in viaggio, scopriamo cosa ci riserva-

Laura chiede: -Qual’ è la tua canzone preferita?- Risponde:- Vietato morire e ..odio le favole, quando l’ho scritta ho sentito “cambia qualcosa”…un’intuizione. Seguire sempre l’idea…le idee non puoi imprigionarle gli uomini sì- aggiunge: -La canzone è un modo di comunicare tra due mondi diversi, tra varie dimensioni.-

Virginia: -Qual è il ruolo dell’artista nei confronti di sé stesso?

– Non tradire mai il proprio peso specifico. Essere sé stessi , tutto arriva dall’interno, perché comunque esprimendo qualcosa di diverso da noi stessi, non riusciamo a ingannare noi e gli altri.-

Emi: -Se domani dovessi scrivere una canzone su che cosa sarebbe? –

-Non lo so mai…devo sentire qualcosa dentro per scrivere, se non è il momento e non viene naturale comunque poi la scarterei. Pensare troppo porta al passato e al futuro, è l’adesso l’importante. Per avere l’intuizione, ad esempio, non bisogna essere troppo legati alla tecnologia e l’essere sempre in connessione crea solitudine e dipendenza, in questo caso l’invenzione non è utile, anzi schiavizza.-

Cotto: -Che tipo di bambino eri?-

– Ero iperattivo fino a sei anni, poi tranquillo e poi in adolescenza creavo delle band per cui periodo un po’ agitato. Poi la musica mi ha rapito.-

Matteo: -A cosa serve una canzone?-

-Sono due le risposte, a niente dal punto di vista biologico: vivi lo stesso anche se non scrivi o senti una canzone, ma è utile per tante cose, per esempio ti fa scoprire il tesoro che hai nascosto dentro.-

La serata prosegue con le domande dei bambini della comunità albanese che,  grazie ad alcune frasi in lingua e a un racconto di Ermal, spiega cosa significa per loro essere Albanesi che vivono felicemente in Italia non senza aver passato momenti di difficoltà per integrare l’origine con il nuovo territorio che li ospita.

Ecco una bella domanda da Flavia.

Flavia: -Da piccola avevo insicurezze a gestire le mie radici. Tu avevi anche lo stesso problema?-

– Anche se  cambi città o scuola succede la stessa cosa, hai un periodo di adattamento…avevo tredici anni quando sono arrivato in Italia.  Ma ricordati di abbracciare le tue radici e sentirti orgogliosa sempre delle tue origini perché è giusto. L’Albania è una grande nazione che ha resistito alla propria disgregazione conservando una lingua solo tramandandola verbalmente, ecco la storia di  Skënderbeg  che fu un grande albanese, rapito dai turchi da bambino, si distinse per capacità e intelligenza; parlava perfettamente, oltre all’albanese, il turco e il latino. Divenne esperto nell’uso delle armi, nonché di strategia militare; a soli diciassette anni divenne generale dei giannizzeri, corpo principale dello schieramento musulmano. Guadagnò la stima e la fiducia del sultano, quando si accorse che l’Albania stava per essere invasa, si ricordò delle sue origini e si mise al servizio della sua vera patria, combattendo e proteggendo le proprie mura e l’Italia stessa e finché fu in vita ci riuscì, orgoglioso del suo grande popolo.-

Intervista

Dopo questo racconto…parla in albanese con una bimba e…. poi canta solo con la chitarra creando un’atmosfera calda nonostante la bassa temperatura del locale …solo con la voce.

Alla fine foto con tutti i bambini presenti in teatro e finale con la fondazione Giovanni Goria che ha ricordato la propria mission e progetti.

Bell’evento e splendido artista, con messaggi di positività a i giovani e meno giovani, grazie!

“Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai
E ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai
Figlio mio ricorda
L’uomo che tu diventerai
Non sarà mai più grande dell’amore che dai”  Ermal Meta

 

Monica Brunettini